Immagina il generatore di calore — caldaia o pompa di calore — come un motore, e la termoregolazione evoluta come la centralina che decide quanto farlo lavorare. Invece di accendere e spegnere a soglia fissa, modula la potenza in base alla temperatura reale degli ambienti e a quella esterna, così l'impianto non spinge mai più del necessario.
Sul comfort si sente subito, sui consumi anche: rispetto a un cronotermostato tradizionale il risparmio si attesta tipicamente sul 15-20%, a parità di gradi in casa.
Le classi V, VI e VIII sono quelle che contano davvero, non per una questione fiscale — dal 2026 l'aliquota è la stessa per tutti — ma per quanto effettivamente fanno risparmiare: cambiano il modo in cui il sistema legge la casa e anticipa il fabbisogno. Ecco cosa distingue ciascuna. Se vuoi capirci di più senza gergo, abbiamo scritto una guida a livelli che parte da come si sente il problema in casa →
Termostato ambiente modulante: legge la temperatura interna e adegua di continuo la potenza del generatore alla richiesta reale.
Aggiunge il sensore esterno: il sistema stima il fabbisogno guardando anche il clima fuori, non solo dentro casa.
Il livello top: più sensori e regolazione indipendente per ogni zona. La scelta giusta per abitazioni grandi o su più piani.
Le regole sono cambiate: dal 2026 non esiste più l'aliquota maggiorata al 65% per la termoregolazione evoluta. Si applica la detrazione ordinaria, 50% sulla prima casa e 36% sulle altre. Cambia anche il perimetro: dal 2025 una caldaia alimentata soltanto a gas non dà più diritto ad alcuna detrazione, quindi il sistema di controllo va abbinato a un ibrido o a una pompa di calore. In quel caso vale la pena confrontare la detrazione con il Conto Termico 3.0, che restituisce fino al 65% ma come contributo diretto.
Il sopralluogo è gratuito e non impegna a nulla: veniamo da te, guardiamo la situazione reale e ti diciamo cosa ha senso fare — anche quando la risposta è aspettare.